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Storia socialista Trentina
29.7.2017

LA NOSTRA STORIA “SOCIALISTA”
-di Nicola Zoller* - giornale “Trentino”, sabato 29 luglio 2017, p. 1-10
Qui in Trentino avremmo una storia epurata, carente, una povera storia se non comprendesse anche le vicende e gli uomini del socialismo: questa considerazione di Walter Micheli, ricordata dal direttore della Fondazione Museo storico del Trentino Ferrandi, introduce il libro “I personaggi socialisti del Trentino” per le Edizioni U.C.T., presentato recentemente a Trento con gli autori della ricerca, tra i quali troviamo Vincenzo Calì, Luca Rizzonelli, Nicola Zoller, Renato Ballardini, Mariapia Bigaran, Sergio De Carneri, Fabrizio Rasera. Ma la presentazione non si è limitata a ricordare le figure di spicco del socialismo e del mondo progressista trentino, a partire dal fondatore Cesare Battisti, per poi andare alla sua compagna Ernesta Bittanti, agli altri protagonisti di inizio ‘900 Antonio Piscel con la moglie Enrica Sant’Ambrogio, Augusto Avancini, Edoardo Costanzi, Patrizio Bosetti, passando per Giacomo Matteotti la cui famiglia era di origine solandra; proseguendo con Giuliano Piscel, gli antifascisti Angelo Bettini e Giannantonio Manci e i primi deputati dell’Italia repubblicana Gigino Battisti e Giuseppe Ferrandi e concludendo con due personalità come Livia Battisti e Renato Ballardini. Proprio da quest’ultimo, su sollecitazione di Sergio Bernardi coordinatore delle Edizioni U.C.T., è venuto il quesito d’attualità su cosa ha fatto e cosa può fare ancora la sinistra su scala generale, se i suoi valori siano attuali e se siano sostenuti con coerenza. La risposta per l’Italia e a livello internazionale resta problematica. Eppure nel libro è segnalato un percorso, nell’allegata scheda conclusiva dedicata ad “Un futuro per la cultura socialista”. Sì, perché anche in una rassegna dedicata alle vicende trentine, non potevano mancare riferimenti più generali, proposti alla redazione di U.C.T proprio dai socialisti trentini, a testimonianza delle relazioni che da sempre hanno sostenuto la visione globale del loro pensiero declinato poi nelle azioni locali quotidiane del passato e più prossime.
Da dove partire? Ecco, per superare ogni localismo viene citata l’opera lungimirante di un pensatore americano: “Un futuro per il socialismo” di John E. Roemer. Innanzitutto viene chiarito subito di quale socialismo si stia parlando: si tratta di "socialismo orwelliano", in nome di chi, sostenendo un ideale dì socialismo anti - totalitario (v. George Orwell in “La fattoria degli animali” e “1984”) di quello totalitario ha saputo denunciare tutti i pericoli. Insomma,"un socialismo dal forte sapore liberale, basato su una riflessione attenta sulle ragioni del fallimento delle economie statalizzate". Quest’ultime, spiega Roemer, è bene che siano collassate, perché con esse sono falliti dei regimi tirannici. Tali esperienze tragiche riconfermano la bontà dell'idea di un socialismo democratico che ponga attenzione alla uguaglianza delle opportunità e delle basi di partenza e quindi alla necessità di "creazione di un sistema educativo in grado di offrire ai più svantaggiati reali opportunità di accesso ad una formazione pienamente spendibile sui mercati del lavoro, compresi quelli più sofisticati e competitivi". Inoltre occorre che la proprietà delle azioni aziendali sia distribuita molto diffusamente, per meglio ripartire la ricchezza prodotta; ma anche per limitare i “mali” dell’organizzazione produttiva, come l’inquinamento: l’azionariato diffuso - non la proprietà statalizzata, che ha tollerato livelli di inquinamento orripilanti nei paesi dell'orbita ex sovietica - può frenare efficacemente questo male che si riverbera sulla generalità degli azionisti. Segnaliamo al proposito anche il saggio di Giorgio Ruffolo, “Lo sviluppo dei limiti”: la biforcazione di fronte alla quale ci troviamo ci pone non il dilemma tra crescere e non crescere, ma quello tra due tipi di 'sviluppo', lo sviluppo della potenza e lo sviluppo della coscienza.
C'è dunque un futuro per il socialismo. Ed è un futuro auspicabile non solo per i socialisti ma complessivamente per le nostre società. Un futuro che è stato coltivato da una schiera di pensatori, che generalmente si ostinano a non ritenere "disparati e inconciliabili l'ideale della libertà politica e quello della giustizia sociale" ed infine a raccomandare con Bertrand Russel: "Se le vostre speranze e i vostri desideri sono limitati a voi stessi o alla vostra famiglia, o alla vostra nazione, o alla vostra classe, o agli aderenti alla vostra credenza religiosa troverete che tutti i vostri sentimenti generosi sono accompagnati in modo parallelo da antipatie e da sentimenti ostili. Da una simile dualità di sentimenti si originano quasi tutti i mali peggiori della vita umana, le crudeltà, le oppressioni, le persecuzioni, le guerre. Se il nostro mondo vuole sfuggire ai disastri che lo minacciano gli uomini devono imparare a essere meno circoscritti nei loro sentimenti di solidarietà".
*collaboratore di “Mondoperaio”, storica rivista PSI fondata da Pietro Nenni



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