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PRUDENZA NEL GIUDICARE- aprile 2021

VIOLANTE: PRUDENZA E RICONCILIAZIONE IN POLITICA E NELLA BUONA GIUSTIZIA - proseguendo un discorso avviato dal giornale l'Adige

-di Nicola Zoller

Nel presentare la partecipazione di Luciano Violante ad un confronto promosso dalla diocesi di Trento, l’Adige del 18 aprile 2021 – attraverso un’intervista curata da Alberto Piccioni – richiama parole significative del noto magistrato, parlamentare di sinistra e professore di diritto penale: nella giustizia ci vuole rispetto, perdono, riconciliazione. Termini ormai ricorrenti nell’opera di Violante, che avevamo ritrovato anche in un recente saggio intitolato ‘Giustizia e mito’ edito da il Mulino e scritto insieme a Marta Cartabia. Provo qui a parlarne, per l’aiuto che ci offre nel comprendere «i dilemmi del diritto continuamente riaffioranti nelle nostre società», come riporta il sottotitolo di quest’opera che trae spunto da cose antiche ma sempre attuali presenti in due tragedie greche di Sofocle ‘Edipo Re’ e ‘Antigone’. Il risultato è stato un inaspettato elogio della prudenza, un’invocazione alla «necessità di una giustizia ragionevole e proporzionata».
Violante in particolare ha usato parole controcorrente interpretando a suo modo ‘Antigone’. Lei è descritta tradizionalmente come un’eroina che si oppone alle leggi umane in nome di superiori principi divini ed etici; mentre Creonte – il re di Tebe – sarebbe il rappresentante di un «potere cieco, sordo, e violento dello Stato», che ingiunge ad Antigone, secondo le leggi vigenti, di lasciare insepolto il corpo del fratello traditore della città. «Ma così non è – spiega Violante – né nel mito né nella realtà. Non sempre l’oppositore è portatore di un nuovo domani; non sempre l’uomo di governo è un subdolo tiranno. La realtà non è una linea retta; è un poligono con molte facce». Creonte, il re su cui usualmente cala il disprezzo dei più, viene difeso coraggiosamente da Violante che di lui scrive: «È un governante responsabile; sa che la polis non si regge senza leggi e senza cittadini che le osservino anche quando appaiono ingiuste. Ha l’imperativo morale di far prosperare la città. La città non può prosperare se le sue leggi vengono violate. Il nomos [lo spirito di regole originarie] proposto da Antigone, non può governare la città. Antigone è il passato, Creonte è il futuro». Lo aveva ben detto anche il filosofo Massimo Cacciari sostenendo che Creonte non si batte per la tirannide: questa invece potrebbe diventare l’estrema conseguenza degli atti radicali di Antigone, mentre «Creonte è un innovatore, portatore del diritto nuovo, quello che fa funzionare la polis». È un insegnamento per coloro che assumono posizioni inflessibili, ai quali Violante rammenta che come tutte le persone umane «nessuna Antigone è mai totalmente pura». Ma ecco un’altra istruzione d’attualità: eppure lei – ammonisce Violante – ci costringe a pensare «atteggiamenti più realistici», ad esempio per trovare una mediazione nei conflitti tra «diritti dei cittadini e norme dello Stato». Se Antigone, anche nell’immaginario collettivo contemporaneo, diventa la rappresentante di principi superiori e di libertà originarie dei cittadini, contro le leggi dello Stato-Creonte, è bene «trovare una via d’uscita che prevenga il conflitto o lo chiuda senza costi eccessivi per le parti e comunque con un utile generale». Altrimenti continuerebbe a compiersi la tragedia descritta da Sofocle nel conflitto tra due assoluti, con Antigone che si impicca e Creonte che invoca la morte anche per sé.
Luciano Violante, da valente giurista osserva con cautela «l’espandersi potenzialmente illimitato della categoria dei diritti, che ha un’intima progressiva voracità e non possiede la coscienza del limite»: diritto alla pace, allo sviluppo, all’ambiente, alla riservatezza, a morire con dignità, all’integrità del patrimonio generico, diritto alla libertà di cura, a non vaccinarsi, e ancora, diritto a parlare la propria lingua, ad accedere a Internet e così via… Nondimeno bisogna essere consapevoli che «i diritti si evolvono e si sviluppano man mano che cresce la rivendicazione sociale e politica di pretese individuali e collettive che si connettono alla piena espansione della personalità umana». Ecco allora che Violante enumera i modi di regolare il conflitto tra individui e Stato, «tra l’obbedienza alla legge e il superamento della legge in nome di un principio reputato superiore»: l’obiezione di coscienza, la possibilità di proporre la verifica di costituzionalità delle leggi, la negoziazione tra rappresentanze di interessi contrapposti, la trattativa con i dissenzienti.
È bello trovare tanta sagacia in questo giurista con ascendenze culturali comuniste, ma irrimediabilmente approdato a un pragmatismo liberal-democratico che gli fa onore. Un approdo che condivide con l’afflato cristiano della suprema giurista Cartabia e lo porta a far sua l’invocazione – dopo tanti eccessi del circuito politico e giudiziario di cui lui stesso ha fatto massima parte – alla mediazione, alla forza del ragionamento e alla riconciliazione.

Nicola Zoller, collaboratore della storica rivista “Mondoperaio” fondata da Pietro Nenni



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