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PENSIERI PER IL 25 APRILE
25.4.04

La preoccupazione maggiore di chi visse e poi si assunse il compito di raccontare e commentare l’esperienza della Resistenza al nazi-fascismo, era quella dell’oblio, della dimenticanza. Lo scriveva Thomas Mann nella prefazione alle “Lettere dei condannati a morte della resistenza europea”; lo ripeteva Primo Levi nel suo libro ultimo - scritto nel 1986 - “I sommersi e i salvati” con queste parole: “L’esperienza di cui siamo portatori noi superstiti dai lager nazisti è estranea alle nuove generazioni e sempre più estranea si va facendo man mano che passano gli anni.”
“Cose d’altri tempi?” si domandava Levi. Eppure se sulle miserie nazi-fasciste - prodotte dall’odio nazionalista e razziale - cade l’oblio, se “altri” diventano i problemi da considerare più minacciosi, allora possono sorgere nuovi guai per l’umanità.
Non ci sarebbero solo i pericoli enunciati da T. Mann, e cioè: “l’abbassamento del livello intellettuale, la paralisi della cultura, il gerarchismo, la cieca avidità di guadagno, la supina accettazione dei misfatti di una giustizia politicizzata, la decadenza della lealtà e della fede, prodotti , o in ogni caso promossi da due guerre mondiali”; per Primo Levi si sarebbero preparate nuove catastrofi semplicemente dimenticando che gli aguzzini “non erano mostri, avevano il nostro viso, erano fatti della nostra stessa stoffa”. Il male è in mezzo a noi, è una bestia che può celarsi in ognuno di noi: pensiamo solo a quante volte sui temi più controversi - come quelli dell’immigrazione, della convivenza, della tolleranza per i diversi - corriamo il rischio di lasciarci lisciare il pelo dalla propaganda razzista.
“Resistere” è allora ancora un compito per l’oggi, “Résistance” è ancora un bel nome, per non sciupare i sogni e le giovani vite di chi scriveva quell’ultima lettera d’addio, in cui cristiani e atei si ritrovano nella fede della sopravvivenza, che rende tranquilla la loro anima: “Sarò sempre presso di voi”; “La vita e il sentimento che mi hanno pervaso non moriranno”; “Crescerò e maturerò, vivrò in voi”...
Chi potrebbe dubitarne? - commentava T. Mann - chi potrebbe credere che si sia lottato invano per la libertà in tutti i paesi d’Europa? La terra non è la sede della felicità, ma l’impulso ad avvicinare la vita umana al bene, a ciò che è conforme alla ragione, è un compito che nessun attendismo può sfuggire.


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