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| TERRA MIA, nostalgia attiva per salvaguardare la dignità culturale di ogni popolo -di Nicola Zoller Ho preso spunto da una osservazione di Cristian Ferrari, presidente della SAT, riportata nell’inchiesta di UCT di luglio 2025 sul cosiddetto 'overtourism', la sovraesposizione di molti luoghi all’assalto dei gitanti: «È fondamentale far conoscere anche 'l’altra montagna', da scoprire in una stagione che per via dei cambiamenti climatici diventa sempre più lunga. Ci sono tantissime zone da valorizzare con la necessaria attenzione a non snaturare un luogo». La citazione mi ha fatto ripensare ad un libro dei primi anni Ottanta, scritto con vena elegiaca da Aldo Gorfer, 'Terra mia', presentato dall’editrice Saturnia in due edizioni del 1980 e 1981. È qui che sono mostrate quelle zone da riscoprire, in un Trentino 'minore' riproposto dalle fotografie di Flavio Faganello. C’è un paesaggio sacro, con chiese e ritualità religiose, e un paesaggio contadino con masi, coltivazioni e scene di vita comunitaria. Sono paesaggi e memorie in via di e-stinzione. Eppure, oltre ad avere un valore documentario ed essere un riferimento per studi di an-tropologia, storia locale e geografia culturale, quest’opera saggistica e fotografica offre un anco-raggio all’uomo contemporaneo che nutre «nostalgia per taluni valori perduti»; atteggiamento questo – puntualizza Gorfer – «che è proprio della civiltà giunta a un tornante». Però «nostalgia non sterile, fine a se stessa, incrostata dal desiderio impossibile di un ritorno al passato, ma nel senso attivo, conoscitivo, inteso alla salvaguardia della dignità culturale ed esistenziale di ogni popolo come di ogni persona umana». Così grazie a Gorfer (Cles,1921-Trento,1996) e alla sua lunga azione di ricerca, possiamo segnalare luoghi e monumenti che rimandano a tempi ed emozioni da valorizzare: a Carisolo, la chiesa di S.Stefano, ritta su una rupe di granito a picco sul Sarca; a Villa di Bleggio, la chiesa di S.Giuliano col massiccio campanile di granito; a S.Romedio, il santuario immerso nella natura libera; tra le Marocche e l’ubertosa campagna di Dro ecco «l’intimità mistica» della chiesa di S.Abbondio; in Bassa Val di Cembra troviamo la chiesa di S.Floriano che sovrasta e protegge la valle, i suoi vigneti, le sue pinete, mentre in Alta Val di Cembra, sulla strada di Grest di Sotto, i tabernacoli contengono con il Cristo crocefisso anche le sofferenze silenziose delle genti cembrane; sulle colline di Trento sorge ancora il santuario della Madonna delle Laste, a dominare con mitezza il respiro rumoroso della sottostante città; a Fracéna, in Bassa Valsugana, la chiesetta di S.Vindimiano testimonia la magia di una fiaba popolare che l’avrebbe risparmiata da una grande frana; a Imer, nel Primiero, attorno alla chiesa col Cristo in croce, si accavallano le case coi ballatoi di legno, mentre il Riu S.Piero scorre lì vicino. Dal paesaggio sacro passiamo a quello contadino, con scene e luoghi da apprezzare anco-ra: come il maso dei Sàpagni, nell’Alto Pinetano; le vigne che si inerpicano sopra i laghi di Madrano e Canzolino; la bassa valle di Terragnolo, dove «i cacciatori di emozioni cercano i sogni di una civiltà che non comprenderanno più»; il sentiero dei Pionieri nella Valle dei Laghi; la porta nella fo-resta di Vallavena poco sopra Amblar, «un unicum superstite del Trentino» che proteggeva l’accesso alle risorse del bosco; il borgo di Còredo, custode degli antichi rapporti economici e cul-turali dell’Anaunia con i paesi tedeschi della Valle Atesina. Ritorniamo in Vallagarina con Nomesino, terra che si erge sulla valle in silenziosa «solitudine ventosa»; risaliamo nella Valle di Rabbi dove nei suoi masi «si ballava e si cantava perché si era contenti di vivere e non c’era solitudine»; e infine eccoci in Val Daone dove il fiume Chiese «era la vita per il bosco, gli animali, l’uomo». Anche questi paesaggi contadini rimandano ad ambienti spesso nascosti, dimenticati. Rivalutiamoli, riprendendo in mano quest’opera di Gorfer, che ancora commuove e in cui spira una leggera aria di poesia. torna in alto |