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| CAMMINARE IN LIBERTÀ AIUTA A SGOMBRARE LA MENTE -di Nicola Zoller La sovraesposizione di molti luoghi all’assalto dei gitanti sta diventando sempre più una preoccupazione di chi ama e vuole proteggere la natura. Ma non solo. È una questione anche di benessere fisico e mentale per le persone che vogliono sperimentare «l’ebbrezza del silenzio e della solitudine» per vivere un’esperienza autentica, provando una «fusione profonda con l’ambiente sentendo di non esserne un corpo estraneo». Chi parla così è Franco Faggiani, giornalista e scrittore, autore del recente saggio ‘Verso la libertà con un bagaglio leggero’ (ed. Aboca, 2025), sottotitolato così: Andare per sentieri, viottoli e strade di campagna. Con un’avvertenza, che abbiamo richiamato anche in una precedente recensione al libro ‘Terra mia’ di Aldo Gorfer: bisogna valorizzare luoghi considerati ''minori'', perché non battuti dal cosiddetto overtourism, ma che riescano invece più di altri a comunicarci valori e sensazioni davvero in sintonia con l’ambiente. Ecco allora che Faggiani ci invita a «consumare con intelligenza e rispetto l’incanto e la preziosa eredità che le escursioni in natura ci offrono» – spiega Luca Zanini sul ‘Corriere della Sera’ del 20 agosto 2025 – evitando di minacciare «i nostri ecosistemi, quando flussi non sostenibili di visitatori estivi si concentrano su mete di moda, trascurando valli e sentieri meno battuti». Da qui la scelta di Faggiani di «non percorrere i sentieri turistici, non per snobismo, né per la loro facilità, ma perché l’eccesso di frequentazione non aiuta mai a mantenere in buona salute il sentiero e l’ambiente circostante». Se arriva tanta gente solo per mangiare al vicino rifugio o bai-ta/ristorante, per mettersi in terrazza al sole, parcheggiando disordinatamente fin sui prati e sulle terre coltivate, seminando rifiuti qua e là, tutto questo avvilisce. E allora Faggiani ci fa pensare a quanto sarebbe più bella un’escursione in una valle alpina meno famosa e meno affollata, o su un sentiero prealpino tranquillo come ce ne sono tanti, ad esempio nelle terre alte prealpine tra l’Adige e il nostro Monte Baldo o la Lessinia. Va precisato però che il libro non è una guida escursionistica, cerca piuttosto di trasformare la camminata in un’occasione di riflessione filosofica ed esistenziale. Da qui viene il significato del titolo, quell’andare verso la libertà con un bagaglio leggero. Dunque camminare è inteso come una pratica che sgombra la mente: serve a liberarsi dal superfluo, dai rumori interiori, a semplificare. Da qui l’importanza del «bagaglio leggero» non solo fisico ma metaforico: portare solo ciò che serve, lasciare andare ciò che ostacola. Il camminare col passo lento, il contatto con la natura, la semplicità possono essere vie concrete per ritrovare libertà interiori, liberandoci dalle aspettative, dall’affanno, dal superfluo, tornando all’essenziale. È una proposta di viaggio interiore, in cui camminare serve per alleggerirsi, per «vedere meglio», per ritrovare il contatto con ciò che davvero conta, la natura, il silenzio, se stessi. Insomma non si tratta solo del viaggiare fisicamente senza troppe cose nello zaino, ma del liberarsi dai pesi inutili — materiali, mentali ed emotivi — che spesso ci impediscono di muoverci con leggerezza nella vita. Il "bagaglio leggero" è una condizione che rende possibile aprirsi a esperienze nuove e a relazioni più autentiche. Numerose sono le citazioni di pensatori e letterati che aiutano a capire il senso di questa ricerca. A partire dalla spiazzante poetessa Alda Merini che scrive: «Quando non riesco a parlare vado a prendere la legna nel bosco e accendo le mie speranze»; ma Faggiani scava nel pensiero antico e moderno e qui riporto solo tre pareri : da quello del padre della medicina scientifica, Ippocrate (V sec. a.C.), secondo il quale «nessun medicinale può offrire maggiori benefici di una buona camminata»; al filosofo danese Søren Kierkegaard, pronto a sostenere che «i pensieri migliori li ha incontrati in cammino»; per venire poi al popolare scrittore scozzese Robert L. Stevenson che afferma: «Non chiedo ricchezze, né speranze, né amore… tutto quello che chiedo è un cielo sopra di me e una strada sotto di me». Con questi viatici, la lettura è proprio consigliata: sarà un percorso ameno, accompagnato com’è da circa 50 fotografie originali dell’autore, che ne valorizzano sensitivamente il testo. torna in alto |