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25 Aprile: una nuova presa della Bastiglia

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25 Aprile: una nuova presa della Bastiglia
>>>> Nicola Zoller |Aprile 23rd,

Propongo alcuni pensieri come consigliere alle attività culturali della Biblioteca di un lontano paese alpino. Ed è proprio in Biblioteca che ho ritrovato copia del nuovo “Corriere della Sera” del 26 aprile 1945, all’indomani della Liberazione. Lì le gravissime cose accadute sono riportate in modo preciso e dovremmo tutti stamparcele in mente: il dittatore “Mussolini si è gettato nella guerra per il trionfo dell’egemonia germanica in Europa, procurando all’Italia lutti, dolori, sofferenze, torture, spoliazioni, miserie, affamamamenti, umiliazioni, distruzioni, mutilazioni, devastazioni di una fosca, spaventevole, inaudita tragicità, quali nessuno avrebbe nemmeno sognato – in trenta secoli di storia – che un italiano avrebbe potuto arrecare alla sua patria”… ripetiamo, per buona memoria di chi cerca attenuanti e giustificazioni del dittatore “che in 30 secoli di storia un italiano avrebbe potuto arrecare alla sua patria”!
In fronte a questa tragedia, si sono alzate tante forze, animando una lunga Resistenza dal 1943 alla primavera 1945: centinaia di migliaia di persone coinvolte, con decine di migliaia di vittime, alle quali si aggiunsero oltre 600 mila militari italiani internati in Germania dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, con tanti morti di fame e malattie, che in grande maggioranza non aderirono alla fascista R.S.I., la repubblica sociale italiana. Guidati e aiutati dall’ esercito Alleato anglo-americano – che lasciò anch’esso sul terreno decine di migliaia di vittime che ancora riposano nei cimiteri della nostra Penisola – il 25 aprile 1945 l’Italia si liberò dalla dittatura e 80 anni fa col Referendum istituzionale del 1946 si diede un nuovo assetto libero e repubblicano, col voto diretto dei cittadini e delle cittadine chiamate per la prima volte alle urne.
È grazie a questa lotta di Resistenza e di Liberazione che l’Italia poté essere inserita subito – a differenza della Germania e del Giappone – nel novero delle Nazioni libere e nel 1948 darsi una propria Costituzione.
Quindi oggi ringraziamo quei combattenti di vario orientamento che combatterono il nazi-fascismo, dalle notevoli formazioni di sinistra, a quelle laiche, cattoliche, liberali: per menzionarli tutti, a noi piace ricordare il “pesciolino rosso” (così si definiva) Renato Ballardini, social-comunista, e il “partigiano azzuro” (era un monarchico) Beppe Fenoglio, autore del più bel libro sulla Resistenza perché intrecciato da ricordi sentimentali e intitolato “Una questione privata” (leggiamolo nella nostre Biblioteche).
Ho citato due personaggi di diverso orientamento per invocare una memoria condivisa per il 25 Aprile, che ancor oggi stenta ad affermarsi: mi domando sempre perché la Francia ha potuto ritrovarsi tutta nella celebrazione unanime del 14 luglio, anniversario della presa della Bastiglia e di una contesa civile che fece tante vittime tra i sostenitori del vecchio e del nuovo regime; mentre in Italia non sia ancora possibile ritrovarsi nel ricordo di una lotta contro una dittatura che procurò alla nostra patria immani tragedie che “nessuno avrebbe nemmeno sognato, in trenta secoli di storia”.
Rinnovo allora il richiamo all’opera benefica dei ricordi conservati nelle nostre biblioteche, con l’invito a leggere “Lettere di condannati a morte della resistenza europea”. Lì troveremo , con la prefazione di Thomas Mann, centinaia di memorie di vittime giustiziate dai nazi-fascisti, che – come Mann sottolinea – chiedono semplicemente di essere ricordati: per questo è altamente giusto e doveroso ritrovarsi insieme il 25 aprile, perché il loro sacrificio “deve rimanere impresso nella nostra memoria”.
Cito per tutti la lettera di Giancarlo Puecher Passavalli, di anni 20, dottore in legge, catturato a Erba il 12 novembre 1943 dalla Brigate Nere, fucilato il 21 dicembre 1943, figlio di Giorgio, deportato al campo di Mauthausen ed ivi deceduto. Scrive: “Muoio per la mia patria. Ho sempre fatto il mio dovere di cittadino e di soldato. Spero che il mio esempio serva ai miei fratelli e compagni… L’amavo troppo la mia Patria; non la tradite, e voi tutti giovani d’Italia seguite la mia via e avrete il compenso della vostra lotta ardua nel ricostruire una nuova unità nazionale”.
Ecco, l’unità nazionale invocata nell’anniversario della liberazione d’Italia! È quello che fortemente vorremmo, una nuova presa della Bastiglia di marca e fede italiana.




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