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EDGAR MORIN:CONTA L’AMORE estate 2026

EDGAR MORIN: PIÙ CHE LA LOTTA DEL NUOVO CONTRO IL VECCHIO, CONTA L’AMORE

-di Nicola Zoller



«Edgar Morin era l’umanesimo fatto persona»: con queste parole il presidente Emmanuel Macron ha commentato la scomparsa del grande filosofo e sociologo francese, morto lo scorso 29 maggio 2026 all’età di 104 anni. «Ha vissuto il secolo, illuminandolo» ha aggiunto l’ex presidente François Hollande. Dunque Morin – il cui vero cognome era Nahoum, ma in vita aveva mantenuto quello che era stato l’appellativo di battaglia adottato partecipando alla Resistenza al nazismo – era di nazionalità francese, ma è stato un cittadino del mondo, con molte radici: figlio di ebrei sefarditi immigrati a Parigi, si definiva «figlio della Terra-Patria», considerando che gli esseri umani, pur divisi da nazionalità, culture e religioni diverse, condividono lo stesso destino terrestre. Questa appartenenza comune dovrebbe diventare coscienza politica ed etica di tutti, con una visione che porti a «riconoscersi come una comunità di destino planetaria», la sola che può affrontare i problemi dell’economia e del lavoro, delle guerre, della fame, del clima, dell’educazione… Benvenuta «globalizzazione» dunque!

La stessa visione unitaria Morin la estendeva al concetto di «pensiero complesso», in quanto tutto il sapere è connesso: di qui la propensione ad attuare la «ricomposizione delle conoscenze umanistiche e scientifiche per superare la parcellizzazione del sapere». Non c’è dunque primato di sorta, vuoi della tecnica, vuoi delle lettere e della filosofia. Tutto si tiene, per comprendere il mondo.

La vastità degli interessi coltivati da Edgar Morin, ci porterebbe a citare innumerevoli opere. Qui mi limito a segnalare i titoli di quelle che accompagnano la sua critica al dogmatismo stalinista: se l’aggressione nazista l’aveva portato ad aderire al Partito comunista francese nell’azione di resistenza, dopo la seconda guerra mondiale, egli da uomo libero si ribellò fino ad essere espulso nel 1951 da quel partito. Troviamo le sue riflessioni contro il totalitarismo comunista in tre saggi: ''Autocritica'' (Moretti & Vitali editori), ''La natura dell’Urss'' (Armando editore), ''I miei demoni'' (Meltemi editore).

Ma credo che le sue parole di sapienza più convincenti siano riportate in ''Amore Poesia Saggezza'', pubblicato in Italia dall’editore Armando. Egli in decisa controtendenza, critica la ricerca «forsennata e sistematica» del cambiamento, il cosiddetto 'nuovismo': «il nuovo non è necessariamente migliore» giacché «qualsiasi novità deve passare per il ritorno all’antico».

Ce lo spiega la poesia con il suo linguaggio senza tempo, inventato per «rendere meno prosaica la realtà» e quindi di grande aiuto per l’umanità. Nella poesia come nell’amore non conta la novità bensì comprendere che l’uomo è un «animale folle, la cui follia ha inventato il ragionamento». Più che il 'vecchio' e il 'nuovo' occorre intendere che da sempre – e quindi ieri, oggi e domani – 'saggezza' e 'follia' convivono, e dunque l’homo sapiens con l’homo demens, come la felicità con l’infelicità: non a caso – rammenta Morin – secondo Lao Tzu, filosofo e scrittore cinese del VI secolo a.C., «la felicità dorme ai piedi dell’infelicità».

Ed è anche bene intendere che la sapienza razionale ha i suoi limiti, giacché il culto estremo della ragione crea una religione con tanto di martiri e carnefici: «la ragione esasperata porta al delirio» osserva Morin. In faccia a chi proclama che il sonno della ragione genera mostri, sovviene qui il monito dello studioso di letteratura russa Vittorio Strada: sono «le veglie della ragione» a generare mostri!

Vivere troppo razionalmente è folle. Occorre riportare la razionalità a comprendere i suoi limiti, ad essere autocritica e dubbiosa, secondo il magistero di pensatori, sempre francesi, come Michel de Montaigne e Blaise Pascal. Ed a lasciar spazio alla compassione e all’amore. «La fredda ragione tende non soltanto a dissolvere l’amore, ma anche a considerarlo come illusione e follia»; invece il sentimento amoroso è fondamentale nelle nostre brevi vite: «L’importante – continua Morin – nella vita è l’amore»: a volte la probabilità è a favore del peggio, «sembra che Thanatos, simbolo della morte, debba essere il vincitore. Ma qualunque cosa accada, la nostra vita può avere senso solo prendendo le parti di Eros, l’amore» sono le ultime parole di Morin.




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