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| MEDITARE SUL 1956 UNGHERESE PER ESSERE SOLIDALI CON I POPOLI OFFESI Purtroppo “vi è una sinistra che in Italia condivide la giustificazione russa della guerra di aggressione dell’Ucraina… Il principio di libertà non è costitutivo delle leadership di questa sinistra. Così come non lo era dei leader comunisti italiani che sostennero l’invasione russa dell’Ungheria nell’ottobre 1956 e non ruppero con i sovietici dopo quella della Cecoslovacchia del 1968. Scelte che crearono una macchia indelebile, una vergogna permanente in quel partito”. È questa una recente presa di posizione che proviene da un pensatore democratico come Sergio Fabbrini e si collega anche a quanto sostenuto sul l’Adige, da un altro intellettuale, Renzo Fracalossi, a proposito della rivoluzione ungherese partita il 23 ottobre 1956 per opera di studenti, intellettuali e operai. Questi chiedevano più libertà interna e indipendenza da Mosca, elezioni libere con la partecipazione di più partiti, diritto di sciopero, aumento dei salari e miglioramento delle condizioni di vita dei lavoratori. Queste istanze vennero sostenute dal nuovo governo ungherese formato da Imre Nagy, un dirigente comunista contrario allo stalinismo e alla collettivizzazione agraria. Per il timore che i principi di indipendenza nazionale, di libertà e promozione dei diritti sindacali si allargassero in altri Paesi del blocco sovietico, Mosca intervenne coi carri armati: a partire dal 4 novembre 1956 insediò un governo di restaurazione comunista guidato da János Kádár, che impiegò due mesi a piegare la resistenza popolare, guidata dai consigli operai. Invano – ricorda Fracalossi – Nagy chiese aiuto, ma dall’estero “nessuno ascolta”. Ecco il punto, il perché “il 1956 aiuta a capire”. Quella mancanza di solidarietà pesò e pesa ancor oggi: “gli ungheresi non dimenticano la solitudine nella quale muoiono i loro ideali di libertà, legalità e fraternità”. Cosa aggiungere? Che anche adesso non essere solidali con chi è attaccato da Mosca e rivestire questa negazione col manto di un finto “pacifismo” – come richiama ancora Fabbrini nella sua menzionata riflessione – rischia di diventare una vergogna indelebile. Ieri, nel 1956, in Italia ebbe un ruolo nefasto il capo del Pci Palmiro Togliatti. L’inserto letterario del Corriere della Sera, “La Lettura” del 18 ottobre 2026, titola: “Budapest, 1956: il caso Togliatti”, richiamando il suo ruolo negativo che portò alla fine della rivoluzione democratica e alla esecuzione di Nagy. “Le frasi gratuite e inutilmente sprezzanti di Togliatti – scrive “La Lettura” – ebbero sicuramente un peso nella decisione di eliminare Nagy”. E oggi, sempre in Italia, chi vorrà impersonare un ruolo spregevole di fronte all’invasore e massacratore di un altro popolo dell’est europeo, quello ucraino? Nicola Zoller, collaboratore della storica rivista socialista “Mondoperaio” torna in alto |